Vice

L’uomo nell’ombra

Film, USA 2018. Regia di Adam McKay, con Christian Bale, Amy Adams, Steve Carell, Sam Rockwell.

DIECI RIGHE:
“Ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quello che tu sei.” Il Principe (cap. XVIII) – N. Machiavelli.

Adam McKay (La grande scommessa -The Big Short- 2015) ci racconta chi è stato, e da dove è venuto, il più potente vice presidente degli Stati Uniti della storia contemporanea. Un uomo che ha saputo interpretare, unicamente a suo vantaggio, uno dei passaggi più complessi e delicati della fase successiva alla fine del mondo a blocchi. Per farlo inventa il personaggio di Kurt, un veterano delle guerre in Iraq e Afghanistan, guerre scatenate proprio dall’uomo nell’ombra, che sarà la voce narrante per tutto il film.

Dick Cheney è un ragazzotto wasp dedito all’alcol e a poco altro, colei che saprà incanalarlo –ahinoi- sulla retta via sarà la sua futura moglie, Lynne Cheney, interpretata da un’ottima Amy Adams, che consolida in questo film il sodalizio artistico con Christian Bale, giunto alla terza opera. La correzione operata dalla compagna proietta il bolso Cheney alla corte delle corti: La Casa Bianca, dove troverà lavoro come stagista presso un altro soggetto che ha caratterizzato le più nefaste amministrazioni repubblicane, da Nixon a Bush jr, Donald Rumsfeld. Sotto di lui Cheney diventerà un esperto politico, e nel frattempo metterà su famiglia sposando Lynne che gli donerà due figlie: Liz e Mary.

La carriera di Cheney prosegue a gonfie vele, passando da essere Il più giovane capo di gabinetto di Gerald Ford, con Rumsfeld segretario alla difesa, deputato alla Camera dei Rappresentanti per lo Stato del Wyoming, fino ad arrivare ad essere nominato Segretario alla Difesa (come il suo mentore e amico Rumsfeld) sotto il presidente George H. W. Bush. Durante l’amministrazione Reagan, Cheney è un fervido sostenitore, e fattivo realizzatore, delle politiche conservatrici che favoriscono le industrie dei combustibili fossili. Nel frattempo nella sua famiglia, Cheney e Lynne apprendono che la loro figlia minore, Mary, si scopre gay. Cheney, sebbene sviluppi ambizioni di candidarsi alla presidenza, decide di ritirarsi per risparmiare Mary dal controllo dei media.

All’indomani della vittoria di Bill Clinton, che vede il ritorno dei Democratici al governo del Paese dopo dodici anni, Dick Cheney si ritira temporaneamente dalla politica e per cinque anni, a partire dal 1995, è presidente e amministratore delegato della grande azienda petrolifera ed edilizia Halliburton, rapporto che tornerà utile nel futuro. Ma la sua vera svolta sarà quella rappresentata dall’incontro con un altro ex scapestrato che sarà il 46° presidente degli Stati Uniti: George Bush jr. Un uomo capitato un po’ per caso a ricoprire quel’incarico che vedrà in Cheney un alleato e valido collaboratore a cui proporre la carica di suo vice, l’uomo nell’ombra invece coglierà nella proposta l’opportunità di esercitare quel potere oscuro che aveva visto esercitare a Henry Kissinger (il creatore dell’operazione Condor).

Il film racconta tutta la parabola della stupefacente carriera dell’ex ragazzone di Lincoln, una carriera caratterizzata sin da subito per uno spiccato senso degli affari (propri) a scapito degli interessi (pubblici). Una carriera che verrà caratterizzata dall’immonda bugia, fatta raccontare da Colin Powell all’Onu, delle mai trovate armi di distruzione di massa che permisero la guerra in Iraq, o dalla creazione dal nulla di al-Zarqawi, o dall’aver favorito un’economia tesa a far esplodere il riscaldamento globale ribattezzandolo cambiamento climatico, nonché gli enormi profitti permessi alla sua ex società, la Halliburton, proprio durante i conflitti, architettati da lui stesso, in Medio Oriente. Senza contare il vero e proprio stupro della Costituzione Americana in materia di libertà personali, o della sostanziale reintroduzione della tortura a  Guantanamo. Il tutto giustificato con l’ormai arcinota cantilena, che Bale/Cheney recita magistralmente alla fine del film, di aver fatto tutto questo per difendere e proteggere le libertà del popolo.

Lo ha fatto per noi e per questo pronuncerà –sul serio- “I will not apologize”.

E nella realtà odierna quello che è stato Cheney, quello che rappresenta l’essenza di questa anima nera della storia americana, si è confermato il  7 maggio 2016, quando ha ufficializzato il suo sostegno al miliardario populista Donald Trump, arrivando lì dove nemmeno G. Bush jr. ha osato spingersi.

 

PS.
Cosa definisce un grande attore?
Probabilmente un insieme di fattori, di capacità, come per esempio plasmare il proprio corpo in funzione del personaggio da interpretare.
De Niro fu capofila, tra gli attori capaci di modellarsi fisicamente, Bale forse è quello che più ha ereditato questa capacità nel panorama degli attori hollywoodiani, basti pensare a “l’uomo senza sonno”, a “American Hustle” o all’ interpretazione che gli valse il premio Oscar: “the fighter”.
Ma oltre a questa capacità è necessario capire in modo di interpretare al meglio  il pensiero del personaggio, la sua anima.
In quest’occasione Bale ha dichiarato, durante la cerimonia dei Globe, di essersi ispirato a Satana per entrare al meglio dentro Cheney.
Forse meglio di tutti ha capito l’essenza profonda di chi sia stato il 46º Vice presidente USA.

Christian Bale “ringrazia” Satana ai Golden Globe.