Il complotto contro l’america

di Philip Roth – Ed. Einaudi 2004 – €13.50

DIECI RIGHE:

E se fosse andata diversamente? Se Napoleone avesse vinto a Waterloo? Se Giulio Cesare non fosse stato assassinato nella Curia di Pompeo? Se la Germania nazista non fosse stata sconfitta, come sarebbe stato il mondo? Philip Roth, uno dei massimi romanzieri americani da poco scomparso, immagina in quest’opera del 2004, una situazione di questo tipo e disegna un’America distopica, in cui l’eroe dell’aviazione Charles A. Lindebergh, rabbioso isolazionista e antisemita, sconfigge Franklin Roosevelt alle elezioni presidenziali del 1940. Questo romanzo fu il contributo di Roth alla campagna elettorale delle presidenziali USA del 2004 in cui i Democratici tentarono, inutilmente, di evitare la riconferma di George W. Bush al secondo mandato. L’importanza di questo lavoro è tutta nella riflessione prodotta riguardo alla ricaduta nelle vite quotidiane delle persone semplici dei risvolti improvvisi presi dalla storia. Per il premio Pulitzer del 1998 non è interessante descrivere quanto quella ipotesi, se si fosse avverata, avrebbe costruito dinamiche e scenari epocali, quanto immaginare se negli anni quaranta il virus dell’odio e della violenza germinato nella Germania del ’33 avesse attecchito anche negli Stati Uniti. Il complotto contro l’America è affascinante nel suo delineare lo sgretolamento di una realtà, quella di pacifica convivenza della comunità ebraica negli USA della prima metà del novecento, fatta di rispetto dei diritti civili, di rispetto della libertà, di rispetto umano. Una realtà ritenuta erroneamente definitiva e mai sovvertibile. Un romanzo da leggere per poter considerare mai definitive le conquiste di civiltà fatte nel passato.

L’ESTRATTO:

[… Era il lavoro, per me, a identificare e distinguere i nostri vicini, assai più della religione. Nessuno nel quartiere aveva la barba o vestiva nella maniera antiquata del Vecchio Continente o portava lo zucchetto per la strada o nelle case che visitavo abitualmente con i miei amici d’infanzia. Gli adulti non erano più osservanti nei modi esterni e riconoscibili, se lo erano mai stati seriamente, e a parte i bottegai più vecchi come il sarto e i macellaio kosher – e i nonni malati o decrepiti che vivevano necessariamente con i loro figli adulti – quasi nessuno del vicinato parlava con un accento …

Ogni mattina, a scuola, giuravo fedeltà alla bandiera della nostra patria. Ne cantavo le meraviglie con i miei compagni durante i programmi collettivi. Ne osservavo con entusiasmo le feste nazionali, senza ripensamenti sul mio feeling per i fuochi artificiali del Quattro Luglio o il tacchino del Ringraziamento o le due partite del Decoration Day. La nostra patria era l’America. Poi i repubblicani nominarono Lindbergh e tutto cambiò.]

VALUTAZIONE

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