Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti

di Luciano Gallino – Ed. Einaudi 2015 € 18.00

DIECI RIGHE:
Non è un caso che la storia di Luciano Gallino inizi all’Ufficio Studi Relazioni Sociali costituito presso la Olivetti di Ivrea. Adriano Olivetti, infatti, è stato uno dei più lucidi imprenditori italiani che in più occasioni propose un’idea  di profitto aziendale da reinvestire a beneficio della collettività. Un’idea di comunità basata su un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, che concepiva un’organizzazione del lavoro capace di generare efficienza partendo da un’idea di felicità collettiva. Nel suo ultimo lavoro prima della scomparsa, il sociologo italiano (tra i più autorevoli), si interroga sulle cause che hanno generato l’ultima crisi che ha attraversato il sistema capitalista e anche le ricette, sbagliate, con cui si è tentato di risolverla. Una crisi che è stata doppia, riguardando difatti anche l’ecologia, che ha visto la sconfitta dell’uguaglianza e del pensiero critico, a tutto favore dell’egemonia del pensiero neoliberale strettamente connesso <all’irresistibile ascesa della stupidità al potere>. Il combinato disposto di questi elementi, messosi in atto con la plastica ostentazione degli aspetti caratteristici del neocapitalismo quali l’incapacità di vendere tutto quello che si produce; la riduzione drastica della produzione di beni e servizi che abbiano un reale valore d’uso; l’esponenziale sviluppo della dimensione finanziaria elevata al rango di principio ordinatore di ogni aspetto della vita sociale, hanno determinato un allargamento della forbice tra ricchi e poveri, con un impoverimento netto della classe media. La scomparsa del pensiero critico, come detto, corrente di pensiero capace di analizzare e mettere in discussione le rappresentazioni della società diffuse dai principali attori economici, ha ulteriormente complicato il quadro, allontanando sempre di più l’edificazione di un’alternativa. Un dogmatismo, votato all’economicismo, che ha condizionato, minandone l’esistenza stessa, istituzioni come l’Unione Europea, percepita ormai non come prospettiva di sviluppo bensì come giogo dei popoli improntato all’austerità. Gallino, che dedica questo libro ai propri nipoti, auspica che le nuove generazioni sappiano porre rimedio ad una deriva politica che è caratterizzata soprattutto dalla vittoria della stupidità. Il professore elenca, a conclusione del suo pensiero, quelle che dovrebbero essere le battaglie su cui caratterizzare una seria controffensiva ideale: ridimensionare il potere delle banche; riportare la finanza sotto un reale controllo democratico; lavorare per una distribuzione più equa del reddito. A circa tre anni dalla sua morte, rileggere questo testo, che in alcune parti si è rivelato profetico, è utile soprattutto nell’improcrastinabile esigenza di costruire un’alternativa capace di tornare a rappresentare i bisogni e le necessità della maggioranza del popolo.

L’ESTRATTO:
[… E’ stato creato intenzionalmente un esercito industriale di riserva, formato non più da una massa di disoccupati come ai tempi della Rivoluzione industriale, bensì su un vasto sistema legale di occupazioni con contratti a breve durata, a tempo parziale, in affitto, pagate al di sotto della soglia di povertà, ecc. Esso ha chiaramente la funzione di mostrare a chi ha ancora un lavoro decente quanto si possa cadere in basso sulla scala delle condizioni di lavoro, pur continuando a faticare come prima e peggio di prima, se non si ottempera alle richieste e prescrizioni sempre più stringenti del governo e delle imprese. E’ stato messo in moto un potente meccanismo per redistribuire il reddito e la ricchezza dal basso verso l’alto. I suoi due poli sono stati una notevole riduzione delle imposte a favore delle società e degli strati superiori di reddito, mentre si procedeva a una notevole compressione dei redditi da lavoro dipendente mediante la dissociazione di essi dalla produttività, la citata diffusione del precariato, il taglio delle pensioni, dei sussidi di disoccupazione e di altri sostegni al reddito. …]

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