La scomparsa del pensiero

Perché non possiamo rinunciare a ragionare con la nostra testa

di Ermanno Bencivenga – Ed. Feltrinelli 2017- €15.00

DIECI RIGHE:

C’è uno spettro che si aggira nel mondo 4.0: la scomparsa del pensiero razionale, l’incapacità di riconoscere le incoerenze logiche lasciando spazio solo agli impulsi emotivi. Uno spettro che sta progressivamente determinando una inabilità a riflettere degli individui, delegandola ad altri o alle intelligenze digitali. Ermanno Bencivenga, professore ordinario di filosofia presso l’Università della California, indaga, con questo testo, su uno dei più terribili pericoli connessi al crescente sviluppo della tecnologia degli ultimi trenta anni: la scomparsa del pensiero.

Un rischio a cui sono esposte maggiormente le nuove generazioni, un rischio già di per sé molto azzardato ma che compromette anche altre importanti sfere del vivere umano condizionando la convivenza stessa tra gli individui.

Partendo dal presupposto che pensare rivela la capacità individuale e collettiva di attenuare le emozioni e gli impulsi al fine di innescare un processo che generi una creazione ordinata e composta di idee e concetti, capace di analizzarne il valore e la tenuta delle stesse, un annullamento della capacità di ragionare significherebbe che nel futuro saremo incapaci di affrontare, nel modo corretto, temi come l’emergenza climatica, il terrorismo, i fenomeni migratori. Tutte urgenze che, affrontate emotivamente ed impulsivamente, comprometterebbero drammaticamente la convivenza umana.

Una circostanza che si sta materializzando anche perché il tempo della riflessione logica ha una durata che viene costantemente aggredita dalla velocità di elaborazione dei mezzi d’informazione e di comunicazione, ormai troppo veloci e potenti rispetto alla mente umana. Bencivenga partendo dalla sua esperienza di professore di logica, ci rende partecipi di un’analisi profonda e necessaria della mutazione antropologica, ormai in atto da tempo, che sta privando l’essere umano della sua caratteristica fondamentale, che è il pensiero, abituandosi sempre di più all’idea che qualcun altro, o meglio qualcos’altro, ragionerà per lui.

L’ESTRATTO:

[… Oggi, venticinque anni dopo, la trasformazione è arrivata a compimento e un confronto televisivo fra politici si svolge soltanto a colpi di interruzioni, divagazioni e insulti. Per motivi che, alla luce di quanto ho detto finora, dovrebbero risultare ovvi: avendo perso la sua struttura argomentativa, la capacità offerta dal logos di astrarre e combinare contenuti e quindi anche comprendere chi accetta contenuti diversi dai nostri, la politica è diventata un terreno sul quale uno scambio è possibile solo con chi è già sempre d’accordo con noi: in ogni altra circostanza, quel che ha luogo è un dialogo tra sordi.

… Infine, in terzo luogo, la stupidità fa comodo, ha sempre fatto comodo, a chi vuole controllarci, e ci controlla tanto meglio quanto più ci comportiamo come bruti (salvo quando i bruti si rivoltano brutalmente contro di lui); quindi riceve da persone e gruppi di potere ampi incoraggiamenti. Sprofondati nell’inferno dell’idiozia da tante e tali potenze diaboliche, dobbiamo ora chiederci se esista una “natural burella” che ci riporti in superficie. …]

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